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Tossicodipendente, ma quanto mi costi !?

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Tossicodipendente, ma quanto mi costi !?

Fonendo_blu(la salute e lo stigma)

Teoricamente il Servizio Sanitario Pubblico è stato costruito proprio per ridurre o eliminare alcune differenze tra i cittadini, per esempio, tra chi è ricco e chi non lo è.
Nella necessità di un intervento chirurgico è vero che, pagando, si può scegliere il miglior ospedale del mondo con il chirurgo che riteniamo più capace. Anche con il Servizio Sanitario Nazionale, tuttavia, possiamo essere curati adeguatamente da ottimi professionisti, non meno abili e preparati di altri. Siamo anche, almeno parzialmente, al riparo da alcuni pericoli propri della sanità “commerciale” quando, ad esempio, tra due possibilità di cura equivalenti, potremmo essere portati a scegliere quella che genera maggior profitto e, a noi, costa di più.
Almeno per ora, nel nostro Paese, pur con una crescente attenzione alla spesa e, soprattutto, per le malattie di una certa gravità, il Servizio Sanitario mette a disposizione tutto quanto è necessario per la cura. Il prolungamento della vita media, ad esempio, ha aumentato la presenza di tumori nella popolazione generale.  Un sistema diagnostico e clinico di eccellenza permette, oggi, di individuare tutte le possibilità di cura e, nei casi più sfortunati, quando un intervento risolutivo non è possibile, non solo identifica il male ma ne segue l’evoluzione, rallentandola. Anche quando è chiaro che il viaggio della vita si avvia, ormai, alla conclusione, è possibile che vengano utilizzati farmaci costosissimi per garantire qualcosa che non ha prezzo: qualche giorno di vita in più. Qualcosa del genere è messo in atto anche per altre gravi malattie dove si sono fatti passi avanti (ed investimenti) da gigante, sempre con la stessa prospettiva: prolungare la vita e/o migliorarne la qualità. Se l’intervento di cura, poi, può cambiare in modo positivo il destino di una persona, sembra, giustamente, “normale” che il Servizio Pubblico spenda decine o centinaia di migliaia di euro per provvedere a tutte le necessità. Sono soldi nostri, li paghiamo con le tasse. Chiunque di noi potrebbe averne bisogno. Addirittura per certi tipi di cura, non disponibili nel nostro Paese, è possibile recarsi all’estero, rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale. Anche se, talvolta, si disputa su casi di mala-sanità, speriamo di garantirci a lungo questo tipo di possibilità di assistenza.

Ma … siamo tutti eguali davanti al Servizio Sanitario Nazionale?
A mio parere no. Anche se, dati i presupposti dell’esistenza di questo Sistema è apparentemente assurdo che si possa pensare a malati per cui è reso disponibile tutto ciò che è necessario per la cura, a differenza di altri, le differenze ci sono ed a farle è proprio il tipo di malattia.

La tossicodipendenza è considerata una malattia grave perché, tra l’altro, tende alla cronicità, in molti casi produce situazioni di invalidità e può portare a morte in giovane età, per effetto diretto di una serie di patologie correlate che non è sempre facile prevenire o curare. Ogni Azienda Sanitaria è dotata di un Servizio Tossicodipendenze (Ser.T.) ed esistono anche molte Comunità Terapeutiche che possono accogliere i tossicodipendenti in cura, a carico del Servizio Sanitario Nazionale. Quindi, apparentemente, per chi è tossicodipendente viene fornito tutto quanto è necessario per la cura ed anche … di più, visto che tutte le azioni cliniche connesse alla tossicodipendenza sono esenti da ticket. Eppure, rispetto ad altre patologie gravi, ci sono limitazioni che non sono così evidenti da balzare all’onore delle cronache e nemmeno sembrano essere prese in considerazione da parte di chi si occupa di programmare ed organizzare gli interventi sulla salute.

Una limitazione deriva da ciò che si chiama “stigma”. Eccone la definizione del Dizionario Sabatini Coletti: – Segno caratteristico, impronta: portare sul viso lo stigma di un vizio -.
Poiché abbiamo definito drogarsi un illecito, chi usa droghe non è ben visto ed è come fosse portatore di uno stigma che lo segna perpetuamente. Non ci piace affermarlo ma i diritti di chi usa droghe (illecite) non sono eguali a quelli di chi non le usa. Diversa è la situazione di chi usa droghe che, pur alterando le capacità psicofisiche, sono lecite. Infatti il termine “tossicodipendente” è, normalmente, applicato a chi usa droghe illecite.
La maggior parte delle persone che usano droghe (illecite) non sono tossicodipendenti. Ma a tutti noi piace semplificare e, quindi, poiché abbiamo deciso di stigmatizzare chi usa droghe illecite e di chiamare, chi le usa “tossicodipendente”, anche quando non lo è, anche la tossicodipendenza (che è una malattia) viene stigmatizzata perché  diventa il segno evidente di ciò che consideriamo un vizio.
Per questo per i tabagisti, per gli alcolisti, per i giocatori patologici, i dipendenti da shopping compulsivo, da sesso ecc. viene considerato “normale” usare terminologie descrittive differenti, costruire commissioni di studio ad hoc e, addirittura, percorsi terapeutici “fisicamente” differenziati. Interessante è la ragione che porta a queste differenze, quando si sostiene di avere a che fare con persone sostanzialmente “diverse” concludendo che “evidentemente”, i Servizi per le tossicodipendenze (Ser.T.) ed i programmi che attuano, “non sono adatti” per tutti coloro che “tossicodipendenti” non sono,  compresi coloro che hanno gravi dipendenze patologiche da sostanze o, anche, non da sostanze.
Basta, comunque, vedere il rapporto tra il numero degli specialisti impiegati nei Ser.T. ed il numero delle persone che hanno in trattamento per comprendere come, spesso, ci troviamo di fronte a strutture sovraffollate in cui è fisicamente impossibile pensare che i medici e gli psicologi (ma anche il resto del personale) abbiano il tempo tecnico per intervenire in modo intensivo su ciascun paziente con programmi di cura e, nel caso, di riabilitazione, che dovrebbero essere individualizzati prevedendo un approccio multidisciplinare.
Evidentemente, sebbene in modo implicito, per il “tossicodipendente” (da sostanze illecite) viene considerato “normale” uno standard di intervento terapeutico più basso di quello attivabile per altre situazioni di dipendenza. E’ il risultato dello “stigma”: un “vizio” deve essere controllato, arginato nelle sue conseguenze (soprattutto sugli altri) ma non curato. Per questo, di norma, e salvo eccezioni il “tossicodipendente” non ha la possibilità di accedere a reparti ospedalieri di ricovero specializzati per la sua patologia e nemmeno viene assistito dal suo medico di famiglia: deve andare al Ser.T. o in Comunità mentre, per le altre persone affette da dipendenze patologiche si sostiene tranquillamente che non esistono strutture adatte con qualche eccezione: quando sono attivi Centri dedicati, diversi dai Ser.T..

Dunque, per chi è tossicodipendente, non si ritiene di investire nella cura tutto quanto è necessario. In assenza di farmaci e di tecnologie ad alto costo applicabili la spesa principale per la cura è costituita dal personale e dalle sedi disponibili. La risorse fondamentali diventano il tempo a disposizione per ciascun paziente e la qualificazione degli operatori. Limitandole (contenendo il personale disponibile, non costruendo Scuole di specialità ad hoc e mantenendo bassi gli standard di settore) si ottiene un risultato: a differenza di altre patologie, più difficilmente, il tossicodipendente assistito dal Servizio Sanitario Nazionale, pur avendo diritto a cure gratuite riesce ad avere l’intensità, l’attenzione ed il livello di cura che sarebbe indicato. Deve accontentarsi di standard più bassi addirittura di quelli che molti riterrebbero necessari per la cura di dipendenze non da sostanze. Non per nulla i Ser.T. non sono considerati servizi specialistici: sono servizi di base ma … un secondo livello non esiste ed è interessante notare come, spesso, il tutto sia giustificato dalla affermazione che gli stessi “tossicodipendenti” non vorrebbero approcci più intensivi o approfonditi da parte dei curanti.
Eppure, la cura di un tossicodipendente, per un anno, presso un Servizio Pubblico, costa come qualche giorno di ricovero in Ospedale. Se al trattamento ambulatoriale è associato anche un periodo in Comunità terapeutica il costo è simile ad un ricovero con qualche accertamento diagnostico aggiuntivo. Mi chiedo, allora, perché in altri campi ci sono medici o chirurghi che possono avere (quasi) tutto ciò che serve per la cura ottimale del loro paziente mentre un terapeuta delle dipendenze non ha le stesse possibilità. Quando in un Servizio ambulatoriale, ad esempio, i pazienti sono qualche centinaio e gli psicologi due o tre …è molto difficile pensare di fornire un’ assistenza psicologica adeguata e personalizzata anche quando questo è l’unico intervento veramente indicato e, in prospettiva, risolutivo. Analogo discorso si potrebbe fare per i medici: solo apparentemente i trattamenti farmacologici hanno pochi limiti perché non sono contingentati nel tempo, ma un conto è “tenere in cura” … un conto è curare per davvero una patologia che dovrebbe essere affrontata multidisciplinarmente anche a livello sociale ed educativo. Quanto tempo ha realmente, ciascun medico di un Ser.T. per approfondire la situazione del paziente e l’effetto delle terapie nel tempo, costruendo un rapporto solido con obiettivi realistici da condividere anche con lo psicologo e, se è il caso, con l’assistente sociale e l’educatore? Che spazio è disponibile nel Servizio per garantire, a ciascuno, riservatezza? Quale possibilità è data per costruire attività di gruppo anche non convenzionali (per esempio psicomotorie)? Quali risorse reali sono disponibili, quando necessario, per gli interventi riabilitativi e di reinserimento sociale? Quale preparazione, specifica, hanno i singoli terapeuti ed esiste, per loro e per l’intera equipe, una attività di supervisione clinica continua? La sede operativa è adeguata, accessibile e tenuta in modo decoroso? Le strutture, intese come sedi,  sono adatte per le situazioni e gli interventi da affrontare?
Ho citato solo alcuni elementi che, per chi interviene sulle dipendenze, sono importanti almeno quanto avere una sala operatoria adeguata per eseguire un trapianto cardiaco. Ma nessuno eseguirebbe un trapianto cardiaco in una sala operatoria inadeguata, senza personale ad alta specializzazione e in assenza degli strumenti adatti. Nemmeno opererebbe tre pazienti in una sala operatoria che ne contiene solo uno!  I Servizi Tossicodipendenze, invece, lavorano (quasi) in qualunque condizione. Si chiede loro di adattarsi ed anche di ricordare che “devono” prendere in carico, comunque, chi chiede aiuto. E’ normale così?
Contemporaneamente mi chiedo come sia possibile che le Comunità terapeutiche possano essere tali quando le loro rette, in alcune Regioni anche rimborsate con ritardo, sono molto contenute. Con la stessa cifra giornaliera ciascuno di noi, al massimo, sarebbe in grado di pagarsi il soggiorno in una pensione: come possano essere sostenuti i costi per il trattamento che, ovviamente, non può essere solo di tipo alberghiero?
Soprattutto perché mai chi ha bisogno di un trapianto (ma è solo un esempio) può costare più di un centinaio di migliaia di euro al Servizio Sanitario mentre per il tossicodipendente è necessario … risparmiare, non chiedendo standard elevati di intervento e non promuovendo Centri di eccellenza?

Quando condivido i miei interrogativi con altri colleghi che si occupano del curare o del prendersi cura in altri campi le loro risposte sono abbastanza semplici e hanno a che fare con due temi fondamentali: 1) chi ha una dipendenza, in fondo, si è voluto il suo male e, quindi, “chi è causa del suo mal … pianga se stesso”;  2) gli interessi delle case farmaceutiche ed i produttori di tecnologie sono scarsi in qbbbaiuz. Продажа австралии uggs questo campo e, quindi, non c’è interesse ad investire nella cura dei tossicodipendenti. Qualcuno, più perverso, azzarda l’interpretazione che la tossicodipendenza (a differenza di altre patologie), genera ricchezza fin tanto che esiste, non quando la si cura.

Evidentemente chi ha progettato il sistema di intervento ha pensato, prima di tutto, a costruire un contenitore lasciando ad altri l’incombenza di pensare al contenuto. Sarebbe stato più intelligente progettare il sistema attorno alla funzione che doveva svolgere, invece è successo viceversa. Lo stigma e la mancanza di interessi economici nel settore della cura hanno fatto il resto.
Oggi la crisi economica che attraversa il Paese costringe tutti, anche i sistemi sanitari, a contenere le spese. A parità di contenimento di spesa, i settori ad alto costo e tecnologia saranno costretti a scegliere più oculatamente i trattamenti, valutando attentamente i rapporti costo beneficio anche migliorando l’organizzazione dei Servizi e dei Reparti di cura. Probabilmente saranno in grado di farlo perché dovranno soprattutto ottimizzare il loro lavoro: strada complessa ma sempre percorribile.
Cosa avverrà, invece, nei Servizi erogatori di cure “a basso costo” che si occupano di dipendenze? La risposta è ovvia: il personale che rappresenta il costo più alto, gradualmente, verrà ridotto (perché è l’unica voce di bilancio consistente su cui è possibile contenere la spesa), e poiché il tempo a disposizione dei terapeuti (più che il costo dei farmaci) è essenziale per definire la qualità della cura, o si abbasserà ulteriormente la qualità della cura o si dovrà abbassare la “capienza” dei Servizi. Nello stesso tempo vi sarà pochissimo spazio per sperimentare ed implementare nuovi “spazi” e modalità di cura che si differenzino dall’attuale ambulatorio del Ser.T. e dalla Comunità terapeutica, se non ridimensionando ulteriormente l’esistente (cosa impossibile vista la domanda di cura).

La Relazione al Parlamento 2011 indica in 176.430 il numero di soggetti in trattamento e stima in 338.425 il numero di persone complessivo con necessità di cura in Italia. Paradossalmente dobbiamo sperare che tutti coloro che hanno necessità di cura non si rivolgano mai ai Servizi preposti perché, altrimenti, il sistema non sarebbe più in grado di curare nessuno, implodendo.

Probabilmente sta cambiando un orientamento che, sino ad oggi, ha fatto si che la cura per le tossicodipendenze fosse, per tutti, completamente gratuita ed esente da ticket. Ci potrebbe essere, cioè, chi incomincia a pensare che lo Stato potrebbe intervenire, in questo campo, soprattutto per i bisogni di ASSISTENZA e meno per quelli di cura.
E’ una buona idea? A mio avviso no. Sono convinto che le dipendenze siano patologie da curare intensivamente il più precocemente possibile perché non solo creano gravi danni ed invalidità individuali ma anche costi sociali molto alti. Sono cioè convinto che intervenire in modo adeguato in questo campo sia un investimento e non un costo. Quindi la cura precoce deve essere incentivata ed il Sistema Pubblico deve essere in grado di garantirla in modo adeguato.

Nella contingenza economica del momento cercherei, piuttosto, di valorizzare la capacità e la capienza di cura; ridurrei per i Servizi esistenti funzioni di controllo sociale che potrebbero essere fatte anche da altri; rivedrei le norme che spingono alla cura anche chi non ne ha bisogno (per ridurre conseguenze legali di comportamenti legati all’uso di droghe ma che non hanno nulla a che fare con la patologia tossicomanica); introdurrei una “partecipazione alla spesa” per i cittadini a più alto reddito. Complessivamente, però, potenzierei il sistema pubblico anziché ridimensionarlo esplicitamente o, come succede oggi, non esplicitamente.

Ho la sensazione che un momento difficile come questo per l’economia avrà ripercussioni forti nell’aumentare il numero di persone che abusano di sostanze e, in presenza di una capienza ridotta e di una minore accessibilità dei Servizi di cura, il danno potrebbe essere grande per tutti. Una visione miope della questione potrebbe portarci, in tempi non distanti, a rimpiangere di non aver fatto le cose giuste al momento opportuno. E, inoltre, continuo a chiedermi perché questo tipo di patologie, al di là delle periodiche emergenze dichiarate e dei falsi pietismi, debbano avere una “dignità” inferiore rispetto ad altre. Forse perché pensiamo che non ci possano capitare?

Riccardo C. Gatti 15.4.2012

R.C.G. 2016-10-17T14:09:02+00:00 15 aprile 2012|Tutti gli articoli|

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Costo per rifare un tetto

Pubblicato da Alan su 12 Dicembre 2015, 01:20am

Tags: #Ristrutturazione Casa

Costo per rifare un tetto

Rifare un tetto è una pratica che siamo costretti a fare perché nel corso degli anni non abbiamo utilizzato i giusti accorgimenti per fare in modo che il tetto fosse in regola, la mancanza di un'accurata manutenzione, o il sopraggiungere di danni, possono costringerci a rifare il tetto e questo significa spendere soldi.

Ora andremo a vedere chi contattare per rifare un tetto, le tempistiche e soprattutto quanto costa rifare un tetto.
Purtroppo, come detto, toccherà mettere mani al portafogli e ora andremo a vedere tutte quelle che potrebbe essere le possibili spese da dover affrontare, cercando di risparmiare il più possibile per evitare di andare a spendere cifre molto importanti, sempre però tenendo conto del fatto che occorra fare un lavoro di qualità.

 

 

Quanto costa rifare un tetto: QUI RICHIEDI UN PREVENTIVO ON_LINE


Eccoci dunque alla domanda che più ci interessa concretamente: quanto costa rifare un tetto? A questa domanda è difficile rispondere univocamente poiché ci sono molti fattori che determinano il prezzo di un tetto: non c'entra stavolta la grandezza perché il prezzo non è dato da euro/metro quadro, mentre conta il materiale con il quale viene ristrutturato, che può essere più o meno di qualità. Questo è il parametro più importante ma viene contata anche la posizione della casa dove bisogna ristrutturare il tetto e altri parametri che variano da un'impresa all'altra. Comunque in generale il prezzo al quale di solito viene rifatto un tetto si aggira intorno ai 140/180 euro/mq, che può variare in base appunto ai parametri suddetti. Quindi alla domanda quanto costa rifare un tetto, noi possiamo rispondere in maniera generale che il costo medio si aggira tra i 140 e i 180 euro a metro quadrato.

Se doveste ristrutturare vostro tetto di casa vi consiglio di recarvi da un'impresa edile che si occupa di questi lavori e magari della quale si parla bene perché per una parte della casa importante come il tetto è meglio affidarsi a qualcuno esperto, evitate categoricamente Internet, ma rivolgetevi esclusivamente ad aziende della vostra città, bisogna chiedere ad amici e parenti qual è l'azienda migliore per questo tipo di operazioni, su Internet per ciò che concerne l'edilizia c'è parecchio schifo. Inoltre dovete fornire le indicazioni su come volete rifare il tetto, sul materiale per rifare il tetto che volete utilizzare, sulla forma che dovrà avere ecc... Se invece voleste solo riparare per esempio una o poche tegole potreste recarvi anche da un falegname minore poiché è un lavoro di poco conto per il quale non è il caso di interpellare un'impresa edile.

Quanto tempo ci vuole per rifare un tetto?

Anche in questo caso dipende molto dal lavoro che dovete eseguire: se infatti dovete riparare il tetto e non rifarlo, e il tutto si basa solamente su qualche tegola il falegname o chi si occuperà del lavoro non dovrebbe impiegarci più di qualche ora o al massimo un paio di giorni. Se invece il lavoro che dovete eseguire è la totale ristrutturazione del tetto è completamente diverso: infatti bisogna prima smontare il tetto precedente, fare delle verifiche ed eventuali aggiustamenti e poi procedere con la costruzione o il montaggio del nuovo tetto. La durata dell'operazione varia anche dall'ampiezza del tetto, dal materiale con il quale era fatto e con il quale va ricostruito. Diciamo che tra tutto si può pensare che in una decina di giorni si possa rifare il proprio tetto; naturalmente i lavori dovrebbero venir svolti in modo continuo senza troppe interruzioni per garantire la realizzazione dell'opera in questo tempo. Bisogna però contare anche le condizioni atmosferiche e la stagione, perciò vi consiglio di fare questo ristrutturazione nella stagione primaverile-estiva per evitare il freddo dell'inverno e il maltempo autunnale e di inizio primavera, dunque nei mesi di giugno e luglio. Spero di essere stato esauriente, se comunque aveste dei dubbi non esitate a commentare il post e vi risponderò.

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Ristrutturazione tetto

Un buon tetto deve garantire protezione, impermeabilità, isolamento, e ventilazione.

 

Isolamento e ventilazione in fase di progettazione per una ristrutturazione di un tetto sono i due punti fondamentali da tenere ben in considerazione. La variabile di prezzo e di costo per realizzare una ristrutturazione del tetto è derivata soprattutto dal tipo di isolamento e ventilazione che si voglia usare per il proprio tetto. Più un tetto è ben isolato e ventilato maggiore sarà la resa.

In sostanza maggiore è l'isolamento, minore dispendio di energia ci sarà nel periodo invernale e inoltre nel periodo estivo l'appartamento sarà fresco e vivibile. La ventilazione è fondamentale per una migliore evaporazione dell'acqua e soprattutto perché permette grazie al flusso di aria di creare una corrente che fuoriuscendo dal colmo mediante la camera creatasi e di trasmettere calore per irraggiamento mantenendo sempre la struttura fresca e pulita migliorando la durata.

 

In caso di una ristrutturazione di un tetto mal ventilato si avrà una condizione di calore molto alta nei locali sottostanti, e l'isolazione rallenterà soltanto il processo di riscaldamento per irraggiamento che passerà prima dalle tegole poi alla struttura e poi all'isolazione per poi riscaldare gli ambienti in maniera rapida.

 

Nel periodo invernale una buona isolazione di un tetto permette di evitare dispendio di energia (riscaldamento), in termini di tempo a lunga scadenza una buona isolazione porta un giovimento economico.

Rifacimento tetto per abitazioni

La Vivi Casa di Varese propone tre tipologie di tetto per abitazione: tetto base, tetto intermedio, tetto lux.

 

PROPOSTA BASE:

 

Il rifacimento del tetto base è una soluzione rapida e poco impegnativa a livello economico per un sottotetto non abitato.

 

Specifiche di prezzo per la ristrutturazione tetto base:

  • rimozione e smaltimento della vecchia copertura
  • nuove perline
  • listelli portategole
  • tegole a scelta (coppi o marsigliesi)
  • barriera antivapore
  • microventilazione

 

Prezzo al mq. € 80*

 

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PROPOSTA INTERMEDIA:

Il rifacimento del tetto mediante la nostra proposta tetto intermedio è una soluzione in grado di garantire un ottimo isolamento termico e una ventilazione molto elevata per tetti abitati. Unisce un ottimo rapporto qualità-prezzo.

Specifiche di prezzo per la ristrutturazione tetto intermedio:

  • rrimozione e smaltimento della vecchia copertura
  • travi lamellare più trave di colmo lamellare
  • barriera antivapore
  • isolamento mediante pannello Isotec 12 cm
  • ventilazione
  • tegole a scelta (cotti o marsigliesi)

Prezzo al mq. € 150*

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PROPOSTA LUX:

Il rifacimento del tetto nella nostra versione lux garantisce il massimo dell'isolazione e della ventilazione grazie all'impiego dei migliori materiali oggi disponibili. Indicato per tetti abitativi.

Specifiche di prezzo per la ristrutturazione tetto lux:

  • Rimozione e smaltimento vecchia copertura
  • travi lamellare più trave di colmo lamellare
  • barriera antivapore
  • perline
  • isolamento Isotec Lux 20 cm
  • seconda barriera antivapore
  • massima ventilazione con colmo ventilato

Prezzo al mq. € 180*

* I prezzi sono da intendersi IVA esclusa

Costo per rifare un tetto

Come ottenere un sistema anticaduta sul tetto

La sicurezza su tetti e coperture è fondamentale per garantire la massima protezione, visto che spesso diventano un luogo di lavoro. Infatti, la necessità di realizzare interventi specifici che richiedono l’utilizzo delle coperture impone che il tetto sia adeguatamente preparato con un determinato sistema anticaduta per evitare incidenti di ogni genere.

L’accesso ai tetti deve avvenire in condizioni di estrema sicurezza, ma come ottenere un sistema anticaduta sul tetto adeguato a proteggere dai rischi? Vediamo come fare.

Pericoloso andare sui tetti per installare impianti

L’installazione di nuovi sistemi di antenne e anche di pannelli solari necessita obbligatoriamente la presenza di operatori sui tetti per sistemare i vari impianti.

Per eseguire questi lavori senza rischi è fondamentale che le coperture siano dotate di sistemi anticaduta certificati e conformi alle normative della legislazione europea (EN 363).

Il sistema anticaduta più adatto a garantire sicurezza è quello definito con le “linee vita”, prodotti che prevedono l’utilizzo di elementi metallici, di solito piastre o pali con occhielli e/o punti di aggancio, fissati alle strutture dei fabbricati in determinate posizioni e collegati da cavi metallici.

Questo sistema consente agli operatori di agganciarsi con moschettoni o robe del genere ed operare in totale sicurezza, non prima di essersi dotati di imbracature adeguate.

Sistemi di ancoraggio efficaci

Generalmente un sistema anticaduta è composto da 4 elementi: il punto di ancoraggio a cui il sistema è collegato in modo sicuro; l’imbracatura anticaduta, una protezione che, nei casi estremi di cadute, evita al corpo danni irreparabili; l’elemento di collegamento, che collega l’utilizzatore al punto d’ancoraggio tramite l’imbracatura; il piano procedure di salvataggio stabilito prima dell’utilizzo di un sistema anticaduta e che prevede l’utilizzo di tutte le misure necessarie che possono mettere in salvo la persona.

Infatti, in caso di caduta, l’utilizzatore può restare sospeso con l’imbracatura e avere difficoltà a liberarsi. Tutto il piano d’azione dovrà essere concretizzato tenendo conto del luogo e dei mezzi a disposizione per metterlo in atto.

Per ulteriori consigli e per evitare di causare danni rivolgetevi ai professionisti esperti che vi daranno tutti i consigli giusti per ottenere un sistema anticaduta sui tetti efficiente e che non provochi alcun rischio alle persone.

Infiltrazioni acqua sul tetto, cosa fare?

A volte le intemperie possono danneggiare il vostro tetto e causare la formazione di infiltrazioni acqua.

Un danno che nel tempo rischia di compromettere la struttura indebolendola e provocando ulteriori problematiche come muffa e umidità.

E’ consigliabile non sottovalutare mai le infiltrazioni sul tetto e anche se impercettibili si fanno strada intaccando spesso seriamente la struttura.

Come risolvere quindi le infiltrazioni acqua sul tetto ed evitare di danneggiare le abitazioni?

Cercate di armarvi di tanta buona volontà e seguite i nostri consigli per risolvere le infiltrazioni acqua sul tetto.

Materiali innovativi ad alta resistenza

Per risolvere le infiltrazioni acqua sul tetto cominciate facendo un sopralluogo per verificare come è fatta la copertura.

Se è fatta di tegole in cotto, frequenti nelle coperture delle abitazioni, procuratevi il materiale necessario, ovvero tegole nuove, martello, chiodi, scala, schiuma poliuretanica.

Per cominciare dovete individuare da dove partono le infiltrazioni acqua e poi dovete rimuovete tutte le tegole danneggiate attorno cominciando a ricostruire la copertura dal basso, seguendo una linea orizzontale per ogni fila di tegole.

Man mano che disponete le tegole salite verso l’alto fino a completare l’operazione.

La posatura delle tegole deve avvenire frapponendole una sopra l’altra con una leggera incrinatura.

Per incollarle ed evitare ulteriori infiltrazioni acqua utilizzare la schiuma poliuretanica.

Attendete che la colla si sia asciugata e in questo modo, se avete eseguito ogni operazione alla perfezione, sarete certi che dal vostro tetto non pioverà più acqua.

Infiltrazioni Acqua: Coperture di diversi materiali

Se la vostra copertura è realizzata con laminati metallici la soluzione da adottare per risolvere il problema delle infiltrazioni acqua sarà diversa.

In questo caso dovrete procurarvi una saldatrice, salire sul tetto e dopo aver individuato i fori dai quali filtra l’acqua potrete procedere alla saldatura del pezzo di laminato danneggiato.

Si tratta di un’operazione abbastanza semplice ma se non siete in grado di utilizzare una saldatrice relegate il lavoro ad un esperto.

Anche nel caso delle infiltrazioni acqua dei tetti in cotto, se non siete in grado di eseguirli, consultate un professionista che vi darà tutti i consigli necessari per eseguire l’intervento in sicurezza.

Oppure vi indicherà un artigiano esperto in grado di svolgere l’operazione correttamente

Rifacimento tetto: Quanto costa e la scelta della ditta

Quando si parla di rifacimento tetto, i costi possono chiaramente variare in base al tipo di attività alla quale deciderete di affidarvi, ma non solo.

Perché a contare e non poco sono soprattutto le metodiche utilizzate, così come gli interventi proposti.

La scelta della ditta per rifacimento tetto

Sappiamo fin troppo bene quanto difficile sia al giorno d’oggi trovare la ditta giusta che sia in grado di assicurarci un valido rifacimento tetto.

Il nostro consiglio sarà pur sempre quello di puntare sin da subito sui preventivi online, che indubbiamente ci daranno una mano nella scelta finale, aiutandoci a capire quale realtà si possa sposare alla perfezione con le nostre esigenze e con il budget a disposizione.

Quando si parla di rifacimento tetto va tenuto conto dei materiali utilizzati, tra i quali ad esempio sarà possibile trovare i coppi, le tegole, le guaine, così come anche le grondaie e pluviali.

Insomma, tutti pezzi che in un modo o nell’altro possono risultare importantissimi se si desidera un lavoro fatto a regola d’arte.

La serietà delle ditte

Fate sempre molta attenzione alla ditta incaricata per il rifacimento tetto, questo perché in molti giocano a fare i furbi, proponendo a loro volta una sorta di ristrutturazione tetto, in cui si limiteranno solo ed esclusivamente ad utilizzare alcune tegole che non sono affatto antiscivolo.

Una scelta che nel tempo si trasformerà in problemi veri e propri, con spostamento di coppi e danni che sicuramente vi costringeranno a tirar fuori altri soldi inutilmente.

Basti pensare ad esempio alle infiltrazioni d’acqua e poi ci sono da calcolare altri costi collegati ad una manutenzione del tetto, che inevitabilmente andranno a gravare sul vostro budget.

Il nostro consiglio per un buon rifacimento tetto

Consigliamo, prima di procedere con un intervento di rifacimento tetto, di scegliere la ditta perfetta per ogni vostra esigenza.

In questo modo riuscirete ad avere un lavoro fatto a regola d’arte, valutando tutti gli interventi proposti e soprattutto rientrando nel budget che vi eravate prefissati!

Isolamento termico tetto si ottiene grazie alla qualità dei materiali scelti.

 

Soprattutto per quanto riguarda il tetto degli edifici è indispensabile scegliere materiali di ottima qualità che assicurano un isolamento termico adeguato, altrimenti il calore prodotto dal riscaldamento domestico si disperde nell’abitazione.

Anche se a volte la spesa può sembrare eccessiva, il risparmio in termini economici è evidente e in breve si recupererà il capitale investito.

 

Quali sono i materiali migliori per l’ isolamento termico del tetto?

Ecco di seguito tutte le informazioni necessarie per scegliere i materiali migliori in base alle vostre esigenze.

Materiali naturali e di origine chimica

 

La vasta gamma di materiali per l’isolamento termico del tetto si suddivide in materiali naturali e materiali di origine chimica ma i migliori in assoluto sono il polistirene espanso, molto utilizzato in edilizia, la fibra di legno, il sughero, il poliuretano, la lana di roccia, la fibra di vetro.

Una tra le caratteristiche fondamentali di tutti i materiali isolanti elencati è la conduttività termica, ovvero la capacità di trasferire calore da una parte più fredda a una più calda misurata in W/mK.

Più basso è questo valore e migliori sono le prestazioni: questi materiali garantiscono ottima protezione dal calore in estate e dal freddo in inverno.

 

Caratteristiche dei materiali isolanti

 

Questi materiali hanno altre caratteristiche comuni oltre alla conduttività termica tra cui leggerezza, impermeabilità, traspirazione, resa duratura nel tempo.

Inoltre, quasi tutti sono disponibili in pannelli di diverso spessore per consentire di scegliere quello adatto e sono facili da montare.

Per una buona scelta dei materiali per l’ isolamento termico controllare che siano certificati e che facciano riferimento al valore dichiarato dal produttore se sono certificati ISO 9000.

La certificazione è necessaria al fine di garantire le prestazioni attribuite al materiale, altrimenti il prodotto non avrà la funzione finale desiderata, che è quella dell’isolamento termico.

 

Per maggiori informazioni o preventivi gratuiti e non impegnativi, ti consigliamo di interpellare gli esperti del settore.

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